LE FESTE A I’ SASSO

Le feste a i’ Sasso. Testimonianze orali di una comunità rurale che ri riconosceva nel proprio “sasso”

Tra i tanti luoghi speciali del territorio di Pontassieve ce n’è uno specialissimo, il Sasso, nell’omonima valle oggi più conosciuta col nome di Val di Sieci. Nello specifico parliamo dell’Oratorio Santuario della Madonna delle Grazie al Sasso, sito sacro per eccellenza fin da tempi remoti, e di alcune tradizioni rituali ad esso legate. Il sasso è letteralmente una pietra che emerge dal sottostante macigno di pietra serena, compatta e pregiata, fortuna e risorsa dei celebri scalpellini di S. Brigida. Un sasso che oggi si può ancora toccare (e venerare) sotto l’altar maggiore dell’Oratorio che gli fu costruito attorno dopo che, così si narra, la Santa Vergine vi sarebbe apparsa seduta sopra per ben sei volte a partire dal 2 luglio 1484. La prima comparsa fu soltanto per le due povere pastorelle della famiglia Ricovera, all’epoca abitanti nel vicino podere Linari, alle quali Maria concesse la grazia dell’immediata guarigione del padre gravemente malato, mentre alle successive apparizioni oltre alle ragazze avrebbero partecipato numerosi altri testimoni. Sebbene la prima manifestazione divina sarebbe stata appunto a luglio, la festa principale restò legata a un diverso calendario, la seconda domenica di maggio (pur sempre nel mese mariano); ma questo è solo uno dei tanti aspetti che rendevano e rendono singolari le feste a i’ Sasso. Stiamo parlando di due appuntamenti che fino a poco dopo la Seconda Guerra Mondiale scandivano l’anno del mondo religioso e contadino locale: le cosiddette Seconda di maggio (o Festa del dono) e la Bifolcata. Per la Seconda di maggio, come una sorta di rogazione in grande stile, si benedice “tutto i’ teritorio dalla pianurra in sino all’Appennino”, “i frutti della terra e del nostro lavoro”, “chi rispetta, custodisce e accresce la bellezza del tuo creato”; a settembre con la Bifolcata, si benedivano invece i bifolchi, cioè a dire i capi di casa che guidavano l’aratro e i buoi per preparare la terra a un nuovo ciclo produttivo. La Seconda di maggio si tiene ancora ed è senz’altro la festa grande, sicuramente era la più partecipata con un’affluenza, negli anni ’20, di circa 3.000 persone, all’epoca quasi tutta la popolazione rurale delle campagne circostanti. Nel 1923 Nello Puccioni sul 3° numero della rivista mensile del Touring Club Italiano: “Le Vie d’Italia”, segnalava le feste tradizionali del Sasso come meritevoli di una visita per la loro specificità, rilevando similitudini con altre feste dedicate alla Madonna negli Abruzzi. Tutti esempi di sopravvivenza del sincretismo tra culti e rituali cristiani e altri di origine ancora più antica. Nel 2005 Filippo Marranci e l’Associazione “La leggera” realizzarono un documentario etnografico, rimasto inedito, per conto del Comune di Pontassieve su idea dell’allora Assessore alla Cultura, Moritz Gabrielli. Si tratta della sintesi di 22 ore totali di interviste a testimoni diretti delle feste, effettuate nei tre anni precedenti la realizzazione del video. Ha una durata di 71′ ed è ispirato al testo di Josè A. M. Papi (che fu rettore del Santuario) “Oratorio – Santuario Madonna delle Grazie al Sasso. Una storia che inizia dal Secolo II a. C.”, ed. Lions Club Pontassieve – Valle del Sieve, Pontassieve (FI) 1989. Le interviste documentarono anche un terzo appuntamento annuale rituale importante, detto “Mulatterìa”, che però meriterebbe un capitolo a parte.

Breve bibliografia:

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